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100 1 _aVoltolini, Dario
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245 1 0 _aInvernale.
264 1 _aMilano :
_bLa nave di Teseo,
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300 _a140 páginas
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490 0 _aColección Premio Strega
500 _aFinalista Premio Strega 2024.
520 3 _aEl padre rompe a los animales, penetra en sus entrañas, separa los músculos de las membranas, extrae los órganos y los huesos. El padre vende partes de animales. El padre se sumerge en el abismo biológico y saca filetes. Los cortes de carne son su oficio y su arte. El padre es carnicero. El padre tiene la tarea de entrar en la carne muerta y salir de ella ofreciéndola a los vivos, para que la vida continúe su cadena voraz. Es barquero entre las dos orillas de la carne, entre la viande y la silla, entre carne y carne. En el mostrador de venta del mercado atiende a la gente temerosa que no se enfrenta a los cuerpos que come, no quiere saberlo, delega el trabajo sucio a los carniceros. Un día algo sale mal en la perfecta coreografía de las cuchillas y un corte torcido casi le corta el pulgar. Es el comienzo de otro descenso a la carne, esta vez el suyo. En el trabajo, una bacteria lo contaminó. Comienza con una infección, continúa con el agotamiento, un diagnóstico salvaje, protocolos sanitarios, viajes a clínicas en el extranjero. Su hijo Darío, de veinte años, sumerge su mirada en la carne deteriorada de su padre y en la melancolía de la despedida. Las envuelve una intimidad muy fuerte, como ocurre casi sólo en la relación entre hijas y madres. Entramos en la mirada del hijo, prensil y precisa, que ve desplomarse a su padre. La precisión es la forma que toman su devoción y su sufrimiento.
520 3 _aIl padre spacca gli animali, entra nelle loro viscere, separa i muscoli dalle membrane, estirpa gli organi e le ossa. Il padre vende pezzi di animali. Il padre si immerge nella voragine biologica e ne tira fuori bistecche. I tagli di carne sono il suo mestiere e la sua arte. Il padre è un macellaio. Il padre ha il compito di inoltrarsi nella carne morta e di uscirne porgendola ai vivi, perché la vita continui la sua catena vorace. É un traghettatore fra le due sponde della carne, fra la viande e la chair, fra meat e flesh. Al banco di vendita del mercato serve i pavidi che non affrontano i corpi che mangiano, non ne vogliono sapere, delegano il lavoro sporco ai macellai. Un giorno qualcosa va storto nella coreografia perfetta delle lame e un taglio sghembo quasi gli mozza un pollice. È l'inizio di un'altra discesa nella carne, questa volta la sua. Al lavoro, un batterio lo ha contaminato. Comincia con un'infezione, prosegue con la spossatezza, una diagnosi ferale, i protocolli sanitari, i viaggi in clinica all'estero. Il figlio Dario, ventenne, immerge lo sguardo nella carne del padre che si deteriora, e nella malinconia del congedo. Un'intimità fortissima li avvolge, come succede quasi solo nel rapporto tra figlie e madri. Entriamo nello sguardo del figlio, prensile ed esatto, che vede accasciarsi il padre. La precisione è la forma che assumono la sua devozione e la sua sofferenza.
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