Ricordi di suoni e di luci : storia di un poeta e della sua follia.
Martinoni, Renato
Ricordi di suoni e di luci : storia di un poeta e della sua follia. - [176 páginas] - Colección Premio Strega .
Donación Dante Alighieri Global.
«Renato Martinoni è concordemente ritenuto il maggior narratore svizzero di lingua italiana del nostro tempo, oltre che studioso di alto profilo e professore emerito di Letteraratura italiana all’Università di St. Gallen. Per narrare questa Storia di un poeta e della sua follia lo scrittore si è certo giovato dello specialista di Dino Campana, ai cui Canti Orfici ha dedicato un esemplare commento (Einaudi, 2003, più volte riedito e ristampato) e sul quale ha procurato studi innovativi (Orfeo barbaro, Marsilio, 2017). Ma lo studioso si è qui posto totalmente al servizio dello scrittore, inventivo e profondo. L’incandescente vicenda fisica e mentale del protagonista, resa con soluzioni stilistiche originali e cortocircuiti immaginativi sorprendenti, e con una ammirevole qualità linguistica, si versa in una calcolata architettura: quattro parti (La fata verde, La fata bianca, La fata rossa, La fata nera), ciascuna di sei capitoli. Riviviamo gli ultimi anni di vita del grande poeta Dino Campana: dal 1915, l’anno successivo alla pubblicazione dei Canti Orfici, fino al 1932, l’anno della morte in manicomio, dove Campana è entrato quattordici anni avanti. Come chiarisce l’autore nell’Avvertenza finale, in questo romanzo la realtà e la fantasia a volte si incontrano, altre si intrecciano, altre ancora si mescolano in un gioco narrativo dove verità e invenzione si trasformano in una “fiaba lirica” (come ha osservato Dacia Maraini commentando il precedente romanzo di Martinoni, La campana di Marbach, Guanda 2020, che ha per protagonista un altro diverso, il pittore Antonio Ligabue). Proprio per allontanare il racconto da una realtà altrimenti troppo riconoscibile, il protagonista viene chiamato “il poeta”, oppure (come lo definisce la gente, con disprezzo) “lo strambo”, “il vagabondo”, “il matto”. Il nome di Campana compare difatti soltanto alla fine dell’ultimo capitolo del romanzo, proprio per tenere lontana la narrazione dalla biografia, creando insieme uno stato di suspense. Infatti il romanzo non vuole narrare la vita di un uomo, anche se lo scenario è quello dei luoghi realmente frequentati dal “matt Campèna” nella sua mania ambulatoria e le persone, pur con nomi diversi (Sibilla Aleramo è Samia), sono quelle con cui ha avuto dei rapporti. Esso segue una tesi molto accattivante: quella secondo cui la follia consegue alla progressiva coscienza dell’impossibilità, per chi sa di essere stato un poeta grande e originale, di essere ancora poeta: della perdita della Poesia, insomma.» Lo strambo, il vagabondo, il matto di cui si narra in questo romanzo è Dino Campana, uno dei più grandi poeti del Novecento italiano. Nato nel 1885 e morto in manicomio nel 1932, dopo quattordici anni di reclusione, il protagonista di questa vicenda, in cui storia e invenzione corrono parallele, a volte dialogando, altre mescolandosi, altre ancora incrociandosi per poi seguire strade diverse, è celebre per i suoi vagabondaggi, spesso conclusi con il carcere o il ricovero in una clinica psichiatrica, per una infuocata avventura d’amore con la scrittrice Sibilla Aleramo e soprattutto per la sua passione incondizionata per la poesia. È una lettura fulminante a cambiargli la vita. È la fine di un sogno, quello di poter essere ancora poeta, a trasformarla per sempre nella follia. Renato Martinoni es considerado por muchos el mejor narrador suizo en lengua italiana de nuestro tiempo, además de un destacado académico y profesor emérito de literatura italiana en la Universidad de San Galo. Para narrar esta Historia de un poeta y su locura, el escritor se benefició sin duda de la pericia de Dino Campana, a cuyas Canti Orfici dedicó un comentario ejemplar (Einaudi, 2003, reeditado varias veces) y sobre quien ha realizado estudios innovadores (Orfeo barbaro, Marsilio, 2017). Pero aquí el académico se ha puesto completamente al servicio del ingenioso y profundo escritor. El incandescente viaje físico y mental del protagonista, plasmado con soluciones estilísticas originales y sorprendentes giros imaginativos, y con una admirable calidad lingüística, se plasma en una arquitectura calculada: cuatro partes ( El Hada Verde , El Hada Blanca , El Hada Roja , El Hada Negra ), cada una de seis capítulos. Revivimos los últimos años de la vida del gran poeta Dino Campana: desde 1915, año después de la publicación de Canti Orfici , hasta 1932, año de su muerte en el hospital psiquiátrico, al que Campana ingresó catorce años antes. Como aclara el autor en la Advertencia final , en esta novela realidad y fantasía a veces se encuentran, a veces se entrelazan, a veces se mezclan en un juego narrativo donde verdad e invención se transforman en un «cuento de hadas lírico» (como observó Dacia Maraini en su comentario sobre la novela anterior de Martinoni, La campana di Marbach, Guanda 2020, que tiene como protagonista a otra persona , el pintor Antonio Ligabue) . Precisamente para alejar la historia de una realidad demasiado reconocible, al protagonista se le llama «el poeta», o (como lo llaman despectivamente) «el bicho raro», «el vagabundo», «el loco». El nombre de Campana, de hecho, aparece solo al final del último capítulo de la novela, precisamente para distanciar la narración de la biografía y crear así una sensación de suspense. En efecto, la novela no pretende narrar la vida de un hombre, aunque el escenario sean los lugares que frecuentaba «Matt Campèna» en su obsesión ambulante, y las personas, si bien con nombres diferentes (Sibilla Aleramo es Samia), sean aquellas con las que mantuvo relaciones. Todo ello se basa en una tesis muy cautivadora: que la locura surge de la creciente conciencia de la imposibilidad, para quien sabe que fue un gran y original poeta, de seguir siéndolo; en definitiva, de la pérdida de la Poesía. El excéntrico, el vagabundo, el loco que se narra en esta novela es Dino Campana, uno de los más grandes poetas de la Italia del siglo XX. Nacido en 1885 y fallecido en un hospital psiquiátrico en 1932 tras catorce años de internamiento, el protagonista de esta historia, en la que historia y ficción discurren en paralelo, a veces dialogando, a veces fusionándose, a veces cruzándose antes de seguir finalmente caminos separados, es famoso por sus andanzas, que a menudo terminaban en prisión o en un centro psiquiátrico, por un apasionado romance con la escritora Sibilla Aleramo, y sobre todo por su incondicional pasión por la poesía. Es una lectura deslumbrante la que cambia su vida. Es el fin de un sueño, el de poder seguir siendo poeta, lo que lo transforma para siempre en locura.
9788836173501
Salud mental
Ficción biográfica
82-31
Ricordi di suoni e di luci : storia di un poeta e della sua follia. - [176 páginas] - Colección Premio Strega .
Donación Dante Alighieri Global.
«Renato Martinoni è concordemente ritenuto il maggior narratore svizzero di lingua italiana del nostro tempo, oltre che studioso di alto profilo e professore emerito di Letteraratura italiana all’Università di St. Gallen. Per narrare questa Storia di un poeta e della sua follia lo scrittore si è certo giovato dello specialista di Dino Campana, ai cui Canti Orfici ha dedicato un esemplare commento (Einaudi, 2003, più volte riedito e ristampato) e sul quale ha procurato studi innovativi (Orfeo barbaro, Marsilio, 2017). Ma lo studioso si è qui posto totalmente al servizio dello scrittore, inventivo e profondo. L’incandescente vicenda fisica e mentale del protagonista, resa con soluzioni stilistiche originali e cortocircuiti immaginativi sorprendenti, e con una ammirevole qualità linguistica, si versa in una calcolata architettura: quattro parti (La fata verde, La fata bianca, La fata rossa, La fata nera), ciascuna di sei capitoli. Riviviamo gli ultimi anni di vita del grande poeta Dino Campana: dal 1915, l’anno successivo alla pubblicazione dei Canti Orfici, fino al 1932, l’anno della morte in manicomio, dove Campana è entrato quattordici anni avanti. Come chiarisce l’autore nell’Avvertenza finale, in questo romanzo la realtà e la fantasia a volte si incontrano, altre si intrecciano, altre ancora si mescolano in un gioco narrativo dove verità e invenzione si trasformano in una “fiaba lirica” (come ha osservato Dacia Maraini commentando il precedente romanzo di Martinoni, La campana di Marbach, Guanda 2020, che ha per protagonista un altro diverso, il pittore Antonio Ligabue). Proprio per allontanare il racconto da una realtà altrimenti troppo riconoscibile, il protagonista viene chiamato “il poeta”, oppure (come lo definisce la gente, con disprezzo) “lo strambo”, “il vagabondo”, “il matto”. Il nome di Campana compare difatti soltanto alla fine dell’ultimo capitolo del romanzo, proprio per tenere lontana la narrazione dalla biografia, creando insieme uno stato di suspense. Infatti il romanzo non vuole narrare la vita di un uomo, anche se lo scenario è quello dei luoghi realmente frequentati dal “matt Campèna” nella sua mania ambulatoria e le persone, pur con nomi diversi (Sibilla Aleramo è Samia), sono quelle con cui ha avuto dei rapporti. Esso segue una tesi molto accattivante: quella secondo cui la follia consegue alla progressiva coscienza dell’impossibilità, per chi sa di essere stato un poeta grande e originale, di essere ancora poeta: della perdita della Poesia, insomma.» Lo strambo, il vagabondo, il matto di cui si narra in questo romanzo è Dino Campana, uno dei più grandi poeti del Novecento italiano. Nato nel 1885 e morto in manicomio nel 1932, dopo quattordici anni di reclusione, il protagonista di questa vicenda, in cui storia e invenzione corrono parallele, a volte dialogando, altre mescolandosi, altre ancora incrociandosi per poi seguire strade diverse, è celebre per i suoi vagabondaggi, spesso conclusi con il carcere o il ricovero in una clinica psichiatrica, per una infuocata avventura d’amore con la scrittrice Sibilla Aleramo e soprattutto per la sua passione incondizionata per la poesia. È una lettura fulminante a cambiargli la vita. È la fine di un sogno, quello di poter essere ancora poeta, a trasformarla per sempre nella follia. Renato Martinoni es considerado por muchos el mejor narrador suizo en lengua italiana de nuestro tiempo, además de un destacado académico y profesor emérito de literatura italiana en la Universidad de San Galo. Para narrar esta Historia de un poeta y su locura, el escritor se benefició sin duda de la pericia de Dino Campana, a cuyas Canti Orfici dedicó un comentario ejemplar (Einaudi, 2003, reeditado varias veces) y sobre quien ha realizado estudios innovadores (Orfeo barbaro, Marsilio, 2017). Pero aquí el académico se ha puesto completamente al servicio del ingenioso y profundo escritor. El incandescente viaje físico y mental del protagonista, plasmado con soluciones estilísticas originales y sorprendentes giros imaginativos, y con una admirable calidad lingüística, se plasma en una arquitectura calculada: cuatro partes ( El Hada Verde , El Hada Blanca , El Hada Roja , El Hada Negra ), cada una de seis capítulos. Revivimos los últimos años de la vida del gran poeta Dino Campana: desde 1915, año después de la publicación de Canti Orfici , hasta 1932, año de su muerte en el hospital psiquiátrico, al que Campana ingresó catorce años antes. Como aclara el autor en la Advertencia final , en esta novela realidad y fantasía a veces se encuentran, a veces se entrelazan, a veces se mezclan en un juego narrativo donde verdad e invención se transforman en un «cuento de hadas lírico» (como observó Dacia Maraini en su comentario sobre la novela anterior de Martinoni, La campana di Marbach, Guanda 2020, que tiene como protagonista a otra persona , el pintor Antonio Ligabue) . Precisamente para alejar la historia de una realidad demasiado reconocible, al protagonista se le llama «el poeta», o (como lo llaman despectivamente) «el bicho raro», «el vagabundo», «el loco». El nombre de Campana, de hecho, aparece solo al final del último capítulo de la novela, precisamente para distanciar la narración de la biografía y crear así una sensación de suspense. En efecto, la novela no pretende narrar la vida de un hombre, aunque el escenario sean los lugares que frecuentaba «Matt Campèna» en su obsesión ambulante, y las personas, si bien con nombres diferentes (Sibilla Aleramo es Samia), sean aquellas con las que mantuvo relaciones. Todo ello se basa en una tesis muy cautivadora: que la locura surge de la creciente conciencia de la imposibilidad, para quien sabe que fue un gran y original poeta, de seguir siéndolo; en definitiva, de la pérdida de la Poesía. El excéntrico, el vagabundo, el loco que se narra en esta novela es Dino Campana, uno de los más grandes poetas de la Italia del siglo XX. Nacido en 1885 y fallecido en un hospital psiquiátrico en 1932 tras catorce años de internamiento, el protagonista de esta historia, en la que historia y ficción discurren en paralelo, a veces dialogando, a veces fusionándose, a veces cruzándose antes de seguir finalmente caminos separados, es famoso por sus andanzas, que a menudo terminaban en prisión o en un centro psiquiátrico, por un apasionado romance con la escritora Sibilla Aleramo, y sobre todo por su incondicional pasión por la poesía. Es una lectura deslumbrante la que cambia su vida. Es el fin de un sueño, el de poder seguir siendo poeta, lo que lo transforma para siempre en locura.
9788836173501
Salud mental
Ficción biográfica
82-31