La signora meraviglia.
Anglana, Saba
La signora meraviglia. - [104 páginas] - Il contesto; 150 Colección Premio Strega .
Donación Dante Alighieri Global.
«Nata a Mogadiscio da madre etiope cresciuta in Somalia e padre italiano, arrivato nell’Africa orientale negli anni ’50 per lavoro, Saba Anglana è un’artista poliedrica: attrice, cantautrice, narratrice di storie intrecciate tra mondi. Cresciuta a Roma e oggi residente in Piemonte, ha saputo trasformare la sua identità cosmopolita in un’arte che fonde linguaggi e culture. Negli anni ha condotto il suo pubblico attraverso i luq luq (vicoli) di Mogadiscio, il ventre pulsante di Addis Abeba, le pinete di Ostia e l’elegante compostezza di Torino. Nei suoi concerti, la musica si mescola alla narrazione, a memorie singolari e collettive, e persino alla riflessione sul significato delle parole, creando un’esperienza immersiva e densa di significato. Se Fairuz è l’usignolo del Libano, Saba è un usignolo senza confini, italiano, etiope e somalo. Un’artista che ha scelto di vivere oltre le frontiere, intrecciando appartenenze senza lasciarsi definire da esse. In La signora Meraviglia (Sellerio), il suo straordinario debutto letterario, questa tensione verso una molteplicità identitaria – che è al tempo stesso ricchezza e spaesamento – emerge con chiarezza. Il romanzo segue due fili narrativi e temporali come in un gioco di specchi, per accompagnarci a vedere l’universalità del tema dell’identità: da un lato, la storia di Nonna Abebech, rapita da un ascaro somalo, soldato al servizio degli italiani durante l’invasione coloniale dell’Etiopia, e poi abbandonata in Somalia, incinta, costretta a reinventarsi una vita: una storia, quella di Abebech, che ci fa vedere una complessità spesso taciuta da chi ha preferito tracciare linee semplici, buoni da una parte, cattivi dall’altra. Questa vicenda del passato ha un controcanto nella storia di strettissima attualità della cittadinanza: il percorso della zia Dighei, che dopo quarant’anni in Italia lotta per ottenere quel documento tanto agognato che – come suggerisce Saba – non basta tuttavia a riassumere un’esistenza, né la sua né quella di nessuno. La narrazione di Anglana richiama Gogol, Bulgakov ma soprattutto l’assurdo kafkiano, con il labirinto burocratico che ricorda Il processo: come Josef K, anche Saba e sua zia si ritrovano a navigare un sistema imperscrutabile (con molte informazioni sullo stato attuale dell’iter per l’ottenimento della cittadinanza in italia), dove regole e tempistiche restano opache, come se ottenere tale certificato fosse un’impresa mistica, la ricerca di un Sacro Graal. Ma l’autrice va oltre e invita il lettore ad affrontare con franchezza la questione identitaria, con uno stile insieme evocativo e ironico. Cosa significa davvero appartenere a un luogo: un pezzo di carta può contenere la complessità di un’identità nel mondo globalizzato? Quante vite stanno dentro una vita? Quanti demoni abitano una mente? Quante meraviglie si nascondono in ciascuno di noi? Attraverso un racconto che oscilla tra realtà e mondo spirituale, Saba Anglana ci invita a ripensare le etichette, a rifiutare identità rigide, a non incasellare l’esistenza. Con una scrittura cesellata e intensa, ci offre una vera e propria pedagogia della complessità – un insegnamento prezioso in tempi di polarizzazioni e semplificazioni forzate.» Un uomo insegue una giovane, poco più di una bambina, che corre disperata per salvarsi la vita. Lui è somalo, lei etiope, si chiama Abebech, e verrà abbandonata in Somalia con una figlia e un vuoto incolmabile dentro di sé. Nel 1938 l’Africa Orientale Italiana è un regno coloniale, un nuovo impero nato da pochi anni. Molti decenni dopo, nel 2015 a Roma, Dighei è una signora etiope dal carattere ribelle. Ha bisogno di prendere la cittadinanza, il governo ha imposto nuove regole per gli stranieri, anche per chi è in Italia da quarant’anni insieme al resto della famiglia. La nipote Saba aiuta la zia a muoversi nella burocrazia di una città faticosa e contraddittoria: dipendenti comunali confusi, documenti impossibili da reperire, barriere di ogni tipo, situazioni talmente assurde da diventare comiche. Questo percorso frustrante alla ricerca della agognata signora Meraviglia – come in casa chiamano la cittadinanza italiana – si rivela decisivo per comprendere la natura di un turbamento che da nonna Abebech fino a Saba stessa ha infestato tutte loro. Un sentimento oscuro, un senso martellante e oppressivo di vuoto, forse un bisogno insoddisfatto di capire chi si è davvero, la paura raggelante di non essere niente e nulla. Dal passato emerge la storia di una famiglia sin dall’inizio sradicata: Abebech giunge a Mogadiscio seguendo il caso e la necessità, e in ascolto dei presagi di un indovino. Qui conosce il suo futuro marito e finalmente, con i loro otto figli, sembra possibile una parvenza di felicità, di serenità familiare. Almeno fino a quando Abebech non inizia a scivolare in un abisso dove le parole e il senso della vita svaniscono. Forse è posseduta da uno spirito pericoloso e inquietante, che solo una donna può aiutarla ad affrontare. Questa donna ha un nome che tornerà molti anni dopo: Wezero Dinkinesh, letteralmente signora Meraviglia. Saba Anglana ha scritto un romanzo di verità violentissima e un memoir pieno di dolcezza, di ironia, a tratti picaresco. Nelle sue pagine che si muovono tra il presente e la Storia tutto è nuovo, diverso, inaspettato: gli spettri esistono davvero, la frustrazione quotidiana si scioglie in risata, il dolore viene condiviso senza vergogna, la violenza del passato si può disinnescare, tramutandola in una energia inattesa. Nacida en Mogadiscio, hija de una madre etíope criada en Somalia y un padre italiano que llegó a África Oriental en la década de 1950 por motivos laborales, Saba Anglana es una artista polifacética: actriz, cantautora y narradora de historias que entrelazan mundos. Criada en Roma y residente actualmente en Piamonte, ha transformado su identidad cosmopolita en un arte que fusiona lenguas y culturas. A lo largo de los años, ha guiado a su público por los callejones de Mogadiscio, el vibrante submundo de Addis Abeba, los pinares de Ostia y la elegante serenidad de Turín. En sus conciertos, la música se fusiona con la narración, recuerdos individuales y colectivos, e incluso reflexiones sobre el significado de las palabras, creando una experiencia inmersiva y significativa. Si Fairuz es el ruiseñor del Líbano, Saba es un ruiseñor sin fronteras, italiano, etíope y somalí. Una artista que ha optado por vivir más allá de las fronteras, entrelazando afiliaciones sin dejarse definir por ellas. En La señora Wonder (Sellerio), su extraordinario debut literario, emerge claramente esta tensión hacia una multiplicidad de identidades, que es a la vez riqueza y desorientación. La novela sigue dos hilos narrativos y temporales, como un laberinto de espejos, para guiarnos hacia la universalidad del tema de la identidad: por un lado, la historia de la abuela Abebech, secuestrada por un askari somalí, un soldado al servicio de los italianos durante la invasión colonial de Etiopía, y luego abandonada en Somalia, embarazada, obligada a reinventar su vida. La historia de Abebech revela una complejidad a menudo silenciada por quienes prefieren trazar líneas simples: el bien por un lado, el mal por el otro. Esta historia del pasado encuentra su contrapunto en la historia, de gran actualidad, de la ciudadanía: el viaje de la tía Dighei, quien, tras cuarenta años en Italia, lucha por obtener ese documento tan anhelado que —como sugiere Saba— no basta para resumir una existencia, ni la suya ni la de nadie. La narración de Anglana evoca a Gogol, a Bulgakov, pero sobre todo el absurdo de Kafka, con un laberinto burocrático que recuerda a El Proceso.Al igual que Josef K., Saba y su tía se ven inmersas en un sistema inescrutable (con abundante información sobre el estado actual del proceso de ciudadanía italiana), donde las normas y los plazos siguen siendo opacos, como si obtener dicho certificado fuera una empresa mística, la búsqueda del Santo Grial. Pero el autor va más allá e invita al lector a abordar con franqueza la cuestión de la identidad, con un estilo a la vez evocador e irónico. ¿Qué significa realmente pertenecer a un lugar? ¿Puede un trozo de papel contener la complejidad de una identidad en un mundo globalizado? ¿Cuántas vidas caben en una sola? ¿Cuántos demonios habitan una mente? ¿Cuántas maravillas se esconden en cada uno de nosotros? A través de una historia que oscila entre la realidad y el mundo espiritual, Saba Anglana nos invita a repensar las etiquetas, a rechazar las identidades rígidas, a no encasillar la existencia. Con su prosa cincelada e intensa, nos ofrece una verdadera pedagogía de la complejidad: una valiosa lección en tiempos de polarización y simplificación forzada. Un hombre persigue a una joven, casi una niña, que huye desesperadamente por su vida. Él es somalí, ella etíope, se llama Abebech y será abandonada en Somalia con una hija y un vacío inmenso en su interior. En 1938, el África Oriental Italiana es un reino colonial, un nuevo imperio nacido apenas unos años antes. Muchas décadas después, en 2015 en Roma, Dighei es una mujer etíope rebelde. Necesita obtener la ciudadanía; el gobierno ha impuesto nuevas normas para los extranjeros, incluso para aquellos que llevan cuarenta años en Italia con el resto de su familia. Su sobrina Saba ayuda a su tía a sortear la burocracia de una ciudad agotadora y contradictoria: empleados municipales despistados, documentos imposibles de conseguir, barreras de todo tipo, situaciones tan absurdas que resultan cómicas. Este frustrante viaje en busca de la anhelada Señora Maravilla —como llaman en casa a la ciudadanía italiana— resulta crucial para comprender la naturaleza de una agitación que, desde la abuela Abebech hasta la propia Saba, las ha atormentado a todas. Una sensación oscura, un persistente y opresivo vacío, tal vez una necesidad insatisfecha de comprender quiénes son realmente, el escalofriante miedo a no ser nada y absolutamente nada. Del pasado emerge la historia de una familia desarraigada desde el principio: Abebech llega a Mogadiscio por casualidad y necesidad, y guiada por los presagios de una adivina. Allí conoce a su futuro esposo y, finalmente, con sus ocho hijos, una apariencia de felicidad, de serenidad familiar, parece posible. Al menos hasta que Abebech comienza a deslizarse hacia un abismo donde las palabras y el sentido de la vida se desvanecen. Tal vez esté poseída por un espíritu peligroso e inquietante, al que solo una mujer puede ayudarla a enfrentar. Esta mujer tiene un nombre que resurgirá muchos años después: Wezero Dinkinesh, literalmente "Señora Maravilla". Saba Anglana ha escrito una novela de cruda verdad y unas memorias rebosantes de ternura, ironía e incluso picaresco. En sus páginas, que transitan entre el presente y el pasado, todo es nuevo, diferente, inesperado: los fantasmas existen de verdad, la frustración cotidiana se disuelve en risas, el dolor se comparte sin vergüenza, la violencia del pasado puede neutralizarse, transmutarse en una energía inesperada.
9788838946516
Relaciones familiares Identidad cultural
82-31
La signora meraviglia. - [104 páginas] - Il contesto; 150 Colección Premio Strega .
Donación Dante Alighieri Global.
«Nata a Mogadiscio da madre etiope cresciuta in Somalia e padre italiano, arrivato nell’Africa orientale negli anni ’50 per lavoro, Saba Anglana è un’artista poliedrica: attrice, cantautrice, narratrice di storie intrecciate tra mondi. Cresciuta a Roma e oggi residente in Piemonte, ha saputo trasformare la sua identità cosmopolita in un’arte che fonde linguaggi e culture. Negli anni ha condotto il suo pubblico attraverso i luq luq (vicoli) di Mogadiscio, il ventre pulsante di Addis Abeba, le pinete di Ostia e l’elegante compostezza di Torino. Nei suoi concerti, la musica si mescola alla narrazione, a memorie singolari e collettive, e persino alla riflessione sul significato delle parole, creando un’esperienza immersiva e densa di significato. Se Fairuz è l’usignolo del Libano, Saba è un usignolo senza confini, italiano, etiope e somalo. Un’artista che ha scelto di vivere oltre le frontiere, intrecciando appartenenze senza lasciarsi definire da esse. In La signora Meraviglia (Sellerio), il suo straordinario debutto letterario, questa tensione verso una molteplicità identitaria – che è al tempo stesso ricchezza e spaesamento – emerge con chiarezza. Il romanzo segue due fili narrativi e temporali come in un gioco di specchi, per accompagnarci a vedere l’universalità del tema dell’identità: da un lato, la storia di Nonna Abebech, rapita da un ascaro somalo, soldato al servizio degli italiani durante l’invasione coloniale dell’Etiopia, e poi abbandonata in Somalia, incinta, costretta a reinventarsi una vita: una storia, quella di Abebech, che ci fa vedere una complessità spesso taciuta da chi ha preferito tracciare linee semplici, buoni da una parte, cattivi dall’altra. Questa vicenda del passato ha un controcanto nella storia di strettissima attualità della cittadinanza: il percorso della zia Dighei, che dopo quarant’anni in Italia lotta per ottenere quel documento tanto agognato che – come suggerisce Saba – non basta tuttavia a riassumere un’esistenza, né la sua né quella di nessuno. La narrazione di Anglana richiama Gogol, Bulgakov ma soprattutto l’assurdo kafkiano, con il labirinto burocratico che ricorda Il processo: come Josef K, anche Saba e sua zia si ritrovano a navigare un sistema imperscrutabile (con molte informazioni sullo stato attuale dell’iter per l’ottenimento della cittadinanza in italia), dove regole e tempistiche restano opache, come se ottenere tale certificato fosse un’impresa mistica, la ricerca di un Sacro Graal. Ma l’autrice va oltre e invita il lettore ad affrontare con franchezza la questione identitaria, con uno stile insieme evocativo e ironico. Cosa significa davvero appartenere a un luogo: un pezzo di carta può contenere la complessità di un’identità nel mondo globalizzato? Quante vite stanno dentro una vita? Quanti demoni abitano una mente? Quante meraviglie si nascondono in ciascuno di noi? Attraverso un racconto che oscilla tra realtà e mondo spirituale, Saba Anglana ci invita a ripensare le etichette, a rifiutare identità rigide, a non incasellare l’esistenza. Con una scrittura cesellata e intensa, ci offre una vera e propria pedagogia della complessità – un insegnamento prezioso in tempi di polarizzazioni e semplificazioni forzate.» Un uomo insegue una giovane, poco più di una bambina, che corre disperata per salvarsi la vita. Lui è somalo, lei etiope, si chiama Abebech, e verrà abbandonata in Somalia con una figlia e un vuoto incolmabile dentro di sé. Nel 1938 l’Africa Orientale Italiana è un regno coloniale, un nuovo impero nato da pochi anni. Molti decenni dopo, nel 2015 a Roma, Dighei è una signora etiope dal carattere ribelle. Ha bisogno di prendere la cittadinanza, il governo ha imposto nuove regole per gli stranieri, anche per chi è in Italia da quarant’anni insieme al resto della famiglia. La nipote Saba aiuta la zia a muoversi nella burocrazia di una città faticosa e contraddittoria: dipendenti comunali confusi, documenti impossibili da reperire, barriere di ogni tipo, situazioni talmente assurde da diventare comiche. Questo percorso frustrante alla ricerca della agognata signora Meraviglia – come in casa chiamano la cittadinanza italiana – si rivela decisivo per comprendere la natura di un turbamento che da nonna Abebech fino a Saba stessa ha infestato tutte loro. Un sentimento oscuro, un senso martellante e oppressivo di vuoto, forse un bisogno insoddisfatto di capire chi si è davvero, la paura raggelante di non essere niente e nulla. Dal passato emerge la storia di una famiglia sin dall’inizio sradicata: Abebech giunge a Mogadiscio seguendo il caso e la necessità, e in ascolto dei presagi di un indovino. Qui conosce il suo futuro marito e finalmente, con i loro otto figli, sembra possibile una parvenza di felicità, di serenità familiare. Almeno fino a quando Abebech non inizia a scivolare in un abisso dove le parole e il senso della vita svaniscono. Forse è posseduta da uno spirito pericoloso e inquietante, che solo una donna può aiutarla ad affrontare. Questa donna ha un nome che tornerà molti anni dopo: Wezero Dinkinesh, letteralmente signora Meraviglia. Saba Anglana ha scritto un romanzo di verità violentissima e un memoir pieno di dolcezza, di ironia, a tratti picaresco. Nelle sue pagine che si muovono tra il presente e la Storia tutto è nuovo, diverso, inaspettato: gli spettri esistono davvero, la frustrazione quotidiana si scioglie in risata, il dolore viene condiviso senza vergogna, la violenza del passato si può disinnescare, tramutandola in una energia inattesa. Nacida en Mogadiscio, hija de una madre etíope criada en Somalia y un padre italiano que llegó a África Oriental en la década de 1950 por motivos laborales, Saba Anglana es una artista polifacética: actriz, cantautora y narradora de historias que entrelazan mundos. Criada en Roma y residente actualmente en Piamonte, ha transformado su identidad cosmopolita en un arte que fusiona lenguas y culturas. A lo largo de los años, ha guiado a su público por los callejones de Mogadiscio, el vibrante submundo de Addis Abeba, los pinares de Ostia y la elegante serenidad de Turín. En sus conciertos, la música se fusiona con la narración, recuerdos individuales y colectivos, e incluso reflexiones sobre el significado de las palabras, creando una experiencia inmersiva y significativa. Si Fairuz es el ruiseñor del Líbano, Saba es un ruiseñor sin fronteras, italiano, etíope y somalí. Una artista que ha optado por vivir más allá de las fronteras, entrelazando afiliaciones sin dejarse definir por ellas. En La señora Wonder (Sellerio), su extraordinario debut literario, emerge claramente esta tensión hacia una multiplicidad de identidades, que es a la vez riqueza y desorientación. La novela sigue dos hilos narrativos y temporales, como un laberinto de espejos, para guiarnos hacia la universalidad del tema de la identidad: por un lado, la historia de la abuela Abebech, secuestrada por un askari somalí, un soldado al servicio de los italianos durante la invasión colonial de Etiopía, y luego abandonada en Somalia, embarazada, obligada a reinventar su vida. La historia de Abebech revela una complejidad a menudo silenciada por quienes prefieren trazar líneas simples: el bien por un lado, el mal por el otro. Esta historia del pasado encuentra su contrapunto en la historia, de gran actualidad, de la ciudadanía: el viaje de la tía Dighei, quien, tras cuarenta años en Italia, lucha por obtener ese documento tan anhelado que —como sugiere Saba— no basta para resumir una existencia, ni la suya ni la de nadie. La narración de Anglana evoca a Gogol, a Bulgakov, pero sobre todo el absurdo de Kafka, con un laberinto burocrático que recuerda a El Proceso.Al igual que Josef K., Saba y su tía se ven inmersas en un sistema inescrutable (con abundante información sobre el estado actual del proceso de ciudadanía italiana), donde las normas y los plazos siguen siendo opacos, como si obtener dicho certificado fuera una empresa mística, la búsqueda del Santo Grial. Pero el autor va más allá e invita al lector a abordar con franqueza la cuestión de la identidad, con un estilo a la vez evocador e irónico. ¿Qué significa realmente pertenecer a un lugar? ¿Puede un trozo de papel contener la complejidad de una identidad en un mundo globalizado? ¿Cuántas vidas caben en una sola? ¿Cuántos demonios habitan una mente? ¿Cuántas maravillas se esconden en cada uno de nosotros? A través de una historia que oscila entre la realidad y el mundo espiritual, Saba Anglana nos invita a repensar las etiquetas, a rechazar las identidades rígidas, a no encasillar la existencia. Con su prosa cincelada e intensa, nos ofrece una verdadera pedagogía de la complejidad: una valiosa lección en tiempos de polarización y simplificación forzada. Un hombre persigue a una joven, casi una niña, que huye desesperadamente por su vida. Él es somalí, ella etíope, se llama Abebech y será abandonada en Somalia con una hija y un vacío inmenso en su interior. En 1938, el África Oriental Italiana es un reino colonial, un nuevo imperio nacido apenas unos años antes. Muchas décadas después, en 2015 en Roma, Dighei es una mujer etíope rebelde. Necesita obtener la ciudadanía; el gobierno ha impuesto nuevas normas para los extranjeros, incluso para aquellos que llevan cuarenta años en Italia con el resto de su familia. Su sobrina Saba ayuda a su tía a sortear la burocracia de una ciudad agotadora y contradictoria: empleados municipales despistados, documentos imposibles de conseguir, barreras de todo tipo, situaciones tan absurdas que resultan cómicas. Este frustrante viaje en busca de la anhelada Señora Maravilla —como llaman en casa a la ciudadanía italiana— resulta crucial para comprender la naturaleza de una agitación que, desde la abuela Abebech hasta la propia Saba, las ha atormentado a todas. Una sensación oscura, un persistente y opresivo vacío, tal vez una necesidad insatisfecha de comprender quiénes son realmente, el escalofriante miedo a no ser nada y absolutamente nada. Del pasado emerge la historia de una familia desarraigada desde el principio: Abebech llega a Mogadiscio por casualidad y necesidad, y guiada por los presagios de una adivina. Allí conoce a su futuro esposo y, finalmente, con sus ocho hijos, una apariencia de felicidad, de serenidad familiar, parece posible. Al menos hasta que Abebech comienza a deslizarse hacia un abismo donde las palabras y el sentido de la vida se desvanecen. Tal vez esté poseída por un espíritu peligroso e inquietante, al que solo una mujer puede ayudarla a enfrentar. Esta mujer tiene un nombre que resurgirá muchos años después: Wezero Dinkinesh, literalmente "Señora Maravilla". Saba Anglana ha escrito una novela de cruda verdad y unas memorias rebosantes de ternura, ironía e incluso picaresco. En sus páginas, que transitan entre el presente y el pasado, todo es nuevo, diferente, inesperado: los fantasmas existen de verdad, la frustración cotidiana se disuelve en risas, el dolor se comparte sin vergüenza, la violencia del pasado puede neutralizarse, transmutarse en una energía inesperada.
9788838946516
Relaciones familiares Identidad cultural
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